venerdì 30 agosto 2013

DIFENDIAMO LA COSTITUZIONE! La prossima settimana inizia il tentativo di smantellamento della Carta Costituzionale





Tra il 6 e l'8 settembre saranno discusse in parlamento le cosiddette Riforme Costituzionali introdotte in totale mancanza di trasparenza, che puntano ad attaccare l'art. 138 e a rendere la Carta aperta a gravi stravolgimenti in senso presidenzialista e illiberale.  

Come difendere la Costituzione, ultima garanzia contro l'arbitrio? 

Sono previste a Roma più iniziative
 nei giorni 6, 7 e 8 settembre 
organizzate da varie forze, unite nella difesa della costituzione:

Il 6 settembre e la mattina del 7 settembre un Gazebo-Presidio davanti a Montecitorio organizzato da Azione Civile, previsti dei flash mob.

Il 7 di settembre alle ore 14.00 in piazza SS. Apostoli manifestazione promossa dal M5S e altre forze dove ognuno può partecipare, come cittadino indignato che non intende far passare impunemente una delle manovre più scorrette della storia istituzionale. 

Il giorno dopo, l'8 settembre è stata convocata da Rodotà, Landini, Zagrebelsky, don Ciotti e Carlassare un'Assemblea Nazionale, a cui i Comitati VIVA LA COSTITUZIONE hanno aderito fin da subito.  Sarà un momento di confronto trasversale e unitario tra tutti i movimenti e le realtà che si stanno mobilitando a difesa della Carta Costituzionale. 

Questa Assemblea sarà occasione per organizzare una successiva
grande manifestazione unitaria per il 5 ottobre 2013

Mancano poco più di 100 mila firme per raggiungere le 500 mila firme dell'appello in difesa della Costituzione. Le firme saranno consegnate dopo l'8 settembre al Presidente della Repubblica e ai Presidenti di Camera e Senato. 
Sottoscrivete e fate sottoscrivere l'appello: 


Chi desidera avere informazioni può contattarci:

martedì 27 agosto 2013

Consulta, legge Severino e Corte Costituzionale: quale verità? Intervista a Paolo Maddalena


“La Giunta non ha titolo per rivolgersi alla Consulta”
Intervista a Paolo Maddalena


"Non si può pensare che tutto sia lecito, che tutto si possa fare, perché così salta l’ordinamento della vita civile. E se barattiamo la nostra legalità costituzionale con le esigenze di salvare il governo facciamo un errore enorme."



di Marco Filoni


Sulla vicenda dell’agibilità politica di Berlusconi se ne leggono davvero molte (in tanti si sono improvvisati dotti giuristi per interpretare le norme con molta libertà d’immaginazione). Quando il prossimo 9 settembre la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato dovrà decidere sulla decadenza del senatore Berlusconi non  potrà far altro che far valere la legge Severino, quella sull’incandidabilità (quindi sulla decadenza) di condannati in via definitiva. Ecco perciò che i sostenitori del Cavaliere vorrebbero che questa legge fosse giudicata dal parere di numerosi e autorevoli costituzionalisti. Da qui l’idea di sottoporla al parere della Corte Costituzionale (che significherebbe due mesi per decidere l’ammissibilità del parere e, nel caso, circa un anno per entrare nel merito). Abbiamo chiesto a Paolo Maddalena, che quella Corte l’ha presieduta (attualmente ne è vicepresidente emerito), cosa ne pensa.

Dottor Maddalena, si rivolgeranno alla Corte?

Credo che non ci sia lo strumento procedurale per arrivare alla Corte. La Giunta è un organo amministrativo, così come la Camera è un organo legislativo. E in quanto tali non hanno accesso alla Corte Costituzionale. La legge che regola il giudizio davanti alla Corte dice che il ricorso può essere promosso solo in via principale, da parte dello Stato (Regioni, amministrazione centrale, ecc.) con termini di decadenza; oppure in via incidentale nel corso di
un giudizio davanti al giudice ordinario o al giudice amministrativo.
Il procedimento davanti alla Giunta non si può definire un procedimento giurisdizionale.

Ma esistono eccezioni?

C’è qualche precedente, direi poco condivisibile, in materia di accertamento di eleggibilità da parte di consigli comunali. Ma è una giurisprudenza molto remota. Al contrario esiste giurisprudenza chiara e recente che ha stabilito, sia per la Camera sia per il Senato, che la procedura davanti alla Giunta non ha valore di giudizio. Quindi non c’è la sede per poter sollevare la questione di incostituzionalità.

Eppure sembra la via indicata da molti...

Ma cosa si va a impugnare? Il Parlamento impugna una legge che lo stesso Parlamento ha adottato? Già questo mi sembra assurdo. E poi il nocciolo giuridico che è stato prospettato consisterebbe nel sostenere che questa legge contrasta con l’articolo 3 della Costituzione, in quanto la posizione del Capo del governo è diversa da quella di tutti gli altri cittadini. Quell’articolo recita che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Ma c’è anche l’articolo 54 della Costituzione che si dimentica; questo dice che tutti i cittadini devono rispettare la legge e la Costituzione, ma i cittadini che sono investiti di pubbliche funzioni (quindi i magistrati, i parlamentari, il capo del governo e i ministri) devono agire con dignità e onore. Come si fa a dire che queste persone sono discriminate? Mi pare assurdo mettere in campo un principio di disparità di trattamenti. La legge Severino è una norma perfettamente in linea con la Costituzione. Se il potere legislativo ha cambiato opinione faccia un’altra legge. Ma intanto quella che c’è va attuata.

C’è chi sostiene che questa legge non può essere retroattiva.

Ma non è una legge penale, per la quale si può parlare di irretroattività. È una legge che stabilisce quali sono i requisiti per essere eleggibile. Vale perciò il principio che è stato una della ultime conquiste della nostra legislazione: parificare l’illegittimità preventiva alla decadenza  successiva. Non c’è via di scampo. Si sta creando un polverone su nulla.

Un nulla condiviso da molti commentatori...
Mi meraviglio dei soggetti, anche pregevoli, che sostengono queste idee. Siamo di fronte a un caso chiaro: c’è una condanna passata in giudicato e questa è il presupposto per l’applicazione della legge Severino, che non è penale e quindi non si pone la questione della irretroattività.

Quindi?

La legge va applicata con piena coscienza e senza nessun ripensamento. Dal punto di vista giuridico è chiarissima, non c’è possibilità di scampo.

E se il ricorso alla Corte fosse solo un pretesto per prender tempo?

Se così fosse sarebbe gravissimo. Se si trattasse di una specie di escamotage allora inviterei alla prudenza: bisogna star attenti che così si fa crollare la Costituzione perché si va a colpire la sua essenza. Ovvero la legalità costituzionale, la conformità della legge alla Costituzione.

Poniamo il caso che davvero si farà ricorso alla Corte: questa che farà?

A mio avviso non ha altra via che dichiarare il ricorso inammissibile.

Sarebbe un colpo durissimo per chi l’ha proposto.

Cosa s’aspettano del resto se chi chiede il parere non è un giudice?

E se per, diciamo così, “cortesia istituzionale”, dichiarasse il parere ammissibile?

A quel punto dovrebbe entrare nel merito e dichiararlo infondato. Ma arrivare a questo punto sarebbe grave. Non si può pensare che tutto sia lecito, che tutto si possa fare, perché così salta l’ordinamento della vita civile. E se barattiamo la nostra legalità costituzionale con le esigenze di salvare il governo facciamo un errore enorme.
Perché la legalità costituzionale è il fine ultimo della vita civile.

Il Fatto Quotidiano 27.08.2013

sabato 24 agosto 2013

Costituzione ad personam




Ogni trattativa con Berlusconi è e sarà drammatica. 
Essere arrivati a questo punto è già misura di quanto si è andati oltre. Ancora una volta la Costituzione è e deve essere il punto fermo di riferimento. 
Come afferma Nadia Urbinati oggi su Repubblica:

“Le costituzioni sono state scritte prevedendo situazioni come quella che stiamo vivendo: scritte dai popoli in una condizione di saggezza e pensando a come proteggere la loro eguale libertà nel caso che, un domani, qualcuno potesse sragionare.”

Ma qui è molto di più: pensare e attuare grazia, amnistia, decadenza leggi su misura ecc. non sarebbe mancanza di ragione ma gravissima colpevole connivenza. Senza appello.

Ancora una volta:
la Costituzione non va tradita, distorta, smantellata, resa, come in questo caso, una Costituzione ad personam, va semplicemente applicata.


venerdì 23 agosto 2013

Un'altra Saggia si dimette... il coraggio delle donne?


Nadia Urbinati si dimette dalla Commissione...
 dei 35, dei 34 , anzi dei 33 "Saggi"


Riportiamo la dichiarazione completa della Urbinati:

Nadia Urbinati Al prof. Gaetano Quagliariello Ministro per le Riforme Istituzionali 

Caro Ministro, ti annuncio le mie dimissioni dalla Commissione degli Esperti per le Riforme Costituzionali. Le ragioni non riguardano i lavori della Commissione, ma le vicende politiche legate alla condanna di Silvio Berlusconi e la sua eventuale decadenza da Senatore. In questa vicenda, hai espresso opinioni e usato argomenti che non ritengo si adattino al tuo ruolo di Presidente della Commissione per la riforma della Costituzione. Opinioni e argomenti che rivelano una concezione delle Istituzioni tesa a favorire o non nuocere il potere di un leader di partito invece che le ragioni del diritto e dell’uguaglianza del cittadino innanzi alla legge. A essere messa in discussione è in conguenza delle tue dichiarazioni la legitimità stessa della Commissione che tu rappresenti in qualità di suo Presidente. Queste sono per me ragioni sufficienti per rassegnare le dimissioni. Non ho mai nascosto la mia opinione negativa su quella che ho definito un’anomala maggioranza, ma la stima che nutro per il Presidente del Consiglio mi ha convinto ad accettare l’invito a dare il mio contributo alla Commissione, per la buona riuscita della quale mi sono impegnata al meglio nel corso di questi mesi. La partecipazione ai lavori mi ha del resto consentito di apprezzare il valore dei miei colleghi, ai quali voglio esprimere il mio apprezzamento e inviare il mio saluto. Le vicende alle quali facevo sopra riferimento, e in particolare le tue posizioni, mi inducono anche a pensare che siano venute meno le condizioni che giustificano l’esistenza stessa della Commissione. Grazie per la tua costante cortesia 

Nadia Urbinati Bologna 22 agosto 2013

  

La seconda donna a dimettersi dalla cosiddetta Commissione dei 35 ora ridotta a 33: due donne, Lorenza Carlassare, giurista e costituzionalista, professoressa emerita di diritto Costituzionale all'Università di Padova, e ora, Nadia Urbinati politologa della Columbia University. 
La Commissione voluta dall'asse Napolitano-Letta, è stata nominata, con funzione consultiva, per discutere e relazionare rispetto alle riforme costituzionali.  
La Carlassare aveva lasciato l'anomala commissione, criticata da autorevoli costituzionalisti, per la procedura molto distante dallo spirito costituzionale, affermando il suo dissenso: "A questa aspirazione autoritaria io non ci sto e quindi la mia idea sarebbe di portare la mia voce dissidente, ma forse ho sbagliato ad accettare perché questa voce dissidente non avrà alcuno spazio".
Era stata la sospensione dell'attività del Parlamento decisa dal Pdl e sostenuta dal Pd, dovuta alla data della sentenza fissata dalla Suprema Corte su Mediaset, ad accelerare la decisione della costituzionalista.
Ora, un altro momento critico che riguarda sempre lui, l'uomo che tiene in scacco un Paese da data immemorabile, ha spinto un'altra Saggia a lasciare il Carrozzone di "Saggi".
Nelle interviste pubblicate oggi da Repubblica e dal Manifesto la Urbinati afferma con enfasi maggiore che non nel comunicato, lo spirito di parte e di difesa dell'amico Berlusconi del presidente della Commissione Quagliariello  e il suo dubbio rispetto al futuro delle Riforme per l'assenza di base comune e di fiducia nella Commissione.
Due donne hanno avuto il coraggio di svelare la farsa di questa Commissione di presunti Saggi e di affermare che il re, Giorgio, "è nudo".
Sarà per questo che nella precedente Commissione di 10 Saggi nominata da Napolitano non c'era nessuna donna?
Ironie a parte, le Riforme proposte contro ogni logica Costituzionale e contro ogni volere della Nazione, perdono pezzi e dimostrano la loro inattuabilità. 
Ma non bisogna abbassare la guardia e far sentire l'opposizione dei cittadini allo stravolgimento della Carta. 
Vigiliamo e facciamoci sentire.